Manifesto

Ecco chi siamo!

Dopo la scoperta della Coppa America, avvenuta in Italia nei primi anni 90 il Mare di Roma fu teatro delle più scellerate imprese di pirateria e di incoscienza di tutti i tempi, come la concessione della patente nautica a noi altri, la quale mascherava in realtà la volontà delle Capitanerie tutte di vederci al più presto in guisa di cibo da squali, il fatto che si sia ancora qui dimostra inconfutabilmente che il mare non e’ certo cattivo.

Sono di questo periodo le avventurose gesta di improvvisati uomini di mare come Capitan Fulvio da Anguillara, detto “due dita” marinaio d’acqua dolce divenuto per volontà divina comandante di una maleodorante bagnarola e Fabrizio da Ostia che in quegli anni tirava i primi bordi col meteor piantando ripetutamente il bulbo nelle acque limacciose della fiumara sotto ai trabucchi ( …perché in virata faceva perno), nelle stesse acque, ignaro sgobbava Paolo sul suo Piviere, guadagnandosi il meritato soprannome di “Trapano” nel frattempo per altri oceani navigava Capitano Lorenzo, in quegli anni lontani marinaio prodiero (più che altro addetto al pozzo della catena), nessuna notizia certa si ha del Feroce Paolo e di Alessandro ma molte leggende di mare parlano di loro imbarcati su navigli fantasma, persi e ritrovati.

Essi ed altri filibustieri come loro nutrivano grandi e nobili aspirazioni … pancia piena e totale libertà.

Audaci e combattivi negli arrembaggi ai vascelli carichi di donzelle, sopravvivendo con mezzi di fortuna a bordo di vetusti navigli ai marosi ed alle bonacce, divennero infine abilissimi nelle arti marinare che affinavano adattando i velieri catturati per renderli più veloci e manovrieri gettando a mare ogni masserizia superflua; avvezzi alle privazioni, in grado di sopravvivere con solo mais e coca cola light ma alla bisogna smodati nella gozzoviglia, questi rudi avventurieri del mare fondarono una confraternita chiamata Compagnia dei Naviganti, il cui Quartier Generale fu inizialmente stabilito al bar del porto, una sordida bettola indegna della presenza di un sobrio. La Compagnia riunisce gentiluomini e talvolta gentildonne, innamorati della cultura marinaresca e del mare stesso.

Per i Compagni il rigore militaresco richiesto dalla responsabilità della nave e del suo equipaggio si accompagna sempre a quella ribalderia di antica memoria che sempre prorompe in occasione di veleggiate in mare o conviviali riunioni a terra, caratterizzate sempre da grande allegria, con danze, racconti di epiche burrasche e soprattutto da copiose libagioni.

Oltre l’organizzazione di veleggiate e baccanali la Compagnia svolge la sua multiforme attività promuovendo e affiancando diverse iniziative rivolte alla diffusione della passione per il mare. Sono stati istituiti corsi per la preparazione al conseguimento della patente nautica e per imparare l’arte delle regate, il tutto senza dimenticare i pirateschi propositi e le regole del Decalogo, che impongono innanzitutto di divertirsi oltre ogni nota misura.

Come faro nella notte, i principi della Compagnia ci guidano offrendo il conforto di una visione dell’esistenza in cui l’individuo, di fronte all’ immensità del mare, possa ritrovare dentro di se quei profondi valori spirituali che lo esortino a seguire sempre con convinzione e perseveranza i più astrusi ideali che gli passano per la mente.